ISBN: 978-88-6741-309-6
Pagine: 252


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Il disegno dopo il disegno

di Valeria Bruni, Stefano Socci, Franco Speroni  edito da Pisa University Press

Che ne è del disegno oggi? Dove lo possiamo riconoscere? Cosa è accaduto nel corso della storia, da quando il disegno si è affermato nel Rinascimento come pratica intellettuale, strumento essenziale del pensiero visivo? Dopo la riproducibilità tecnica e la rivoluzione digitale, in che modo, attraverso quali strategie, il disegno può essere ancora strumento di conoscenza e di interpretazione della realtà? In occasione del 450° anniversario della fondazione dell’Accademia del disegno, rinnovando l’originario spirito dell’incontro di esperienze e quindi di saperi differenti, l’Accademia di Belle Arti di Firenze promuove una riflessione sul tema, seguendo i percorsi compiuti dalle arti, dal cinema e dall’industria culturale, dall’estetica e dagli studi mediologici, dal design e dai molteplici aspetti del disegno anatomico, per interrogarci sul valore attuale del disegno come strumento variabile per differenti processi culturali, attraverso i saggi di: Alberto Abruzzese, Sandro Bernardi, Valeria Bruni, Massimo Carboni, Marco Cianchi, Giovanni Fiorentino, Gino Frezza, Francesco Galluzzi, Andrea Granchi, Salvatore Iaconesi, Lorenzo Imbesi, Anna Luppi, Roberto Maragliano, Samatha Passamani, Ruggero Pierantoni, Cristina Reggio, Carlo Sini, Stefano Socci, Franco Speroni, Tommaso Tozzi, Laura Vecere, Alessandra Vettori.

Nel lontano 1563, esattamente 450 anni or sono, Giorgio Vasari, sotto gli auspici di Cosimo I de’ Medici e l’egida spirituale di Michelangelo Buonarroti, fondava a Firenze l’Accademia delle Arti del Disegno. Nasceva così la prima accademia d’arte d’Europa che conteneva, fin nell’aulica denominazione, il motivo e la finalità della sua esistenza, giacché le Arti – la pittura, la scultura e l’architettura – trovavano comune denominatore nel Disegno che, secondo il modello formativo vasariano, costituiva al contempo il fondamento teorico e la regola applicata della pratica artistica. È infatti sintomatico che nel nome dell’Accademia non compaia nessuna delle “belle arti”, ma che esse vengano citate quasi per metonimia, ricorrendo piuttosto ad un termine dietro il quale si celava il loro grund e la loro legittimazione. Così nell’Accademia del Disegno trovava istituzionalizzazione e compimento il dibattito sul disegno quale attività di sintesi di mano e di giudizio, prima ancora che opera... continua

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