ISBN: 9788895177373
Pagine: 134


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La salsa del diavolo

di Paolo Ferrero  edito da Il leone verde Edizioni

"... non essendo un letterato di professione non potevo (né m'interessava, a dirla tutta) scrivere l'ennesimo saggio letterario sullo scrittore albese Beppe Fenoglio (Alba 1922 - Torino 1963), il cantore più autentico del mondo contadino langhigiano (La Malora; I racconti) e della Resistenza partigiana (I ventitrè giorni della città di Alba; Il Partigiano Johnny; Una questione privata). Da un singolare e atecnico punto di vista - il mio, quello di chi scrive e si diletta di pentole&stoviglie - ho tentato di ritrovare il senso riposto e profondo della poesia fenogliana pure in quella singolare consonanza tra il racconto del cibo e la temperie, la metrica, il tessuto della narrazione - intrisa ora di materia ora spiritata di lieviti - che attraversa le sue opere più note. Le più di cinquanta ricette sono state raccolte in Alta e Bassa Langa dalla viva voce di cuochi e cuciniere di paese. I sapori de La Malora sono schietti e popolari, essenziali come quella prosa scarna e affascinante che così efficacemente rende la disperata visione della vita di un giovane servitore. I sapori dei romanzi partigiani sono più sfuggenti: in Bassa Langa, mi sono ispirato alla complessità dei suoi vini, alla versatilità dei suoi nebbioli; in particolare: eleganti e astati quelli di pronta beva, eterei e solenni nelle bottiglie lasciate alla maturazione..." Nato a Torino nel 1965, non è un letterato di professione, ma un ristoratore: è stato il titolare del Ristorante "Il Canestrello d'Oro" di Cinaglio (AT). Attualmente scrive di cibi e di vini e organizza tours gastronomici e culturali tra Langa e Monferrato (www.buongustotours.it)

I miei nonni materni erano mezzadri a Mango della cascina di località Stercere, il cui proprietario, don Giovanni Battista Pio, originario di Narzole, era stato parroco del paese alla fine degli anni venti di inizio Novecento. Per loro prendere la corriera ‘d Monssù Bert al sabato e spostarsi fino ad Alba per gli acquisti indispensabili alla gestione di una famiglia di sette figli, tre maschi e quattro femmine, era un evento memorabile, da segnare a calendario. Per tirare avanti era sufficiente fare delle economie, senza sprecare mai nulla, tot u ven a taj fin-a ‘unge a tajè ‘ai, raggiungendo di tanto in tanto il mercato di Mango al lunedì e quello di Santo Stefano Belbo al mercoledì. Del resto il nutrimento non era un problema meritevole di tanti ragionamenti. Polenta, panâda, minestrone di verdure, salumi, confetture di preparazione domestica nell’ordinario; nei giorni di festa comandata il coniglio o il brodo di pollo; quando si batteva il grano il pranzo dei pajarìn con gli anti... continua

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