ISBN: 978-6741-068-2
Pagine: 202


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Libertà e sicurezza

di Francesca Ferraro (Pagg. 202)  edito da Pisa University Press

Lo Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia (SLSG) è un luogo di presenza consolidata di ordinamenti giuridici legittimanti, della libera circolazione di cittadini che si riconoscono l’un con l’altro; è un’arena percorsa da regole che attengono alla costituzione originaria della Comunità europea intorno, principalmente, a libertà e sicurezza. Dunque tutta la dialettica fra libertà e sicurezza costituisce un principio chiave per la legittimazione di una democrazia europea – in uno spazio comune, dove si amplia la circolazione e dove si perde il nesso stringente tra cittadino e territorio – con sentenze delle Corti di giustizia che sono elementi di sviluppo della coscienza civile. Ma non bisogna dimenticare che tutto il rapporto tra libertà e sicurezza è stato anche alla base della nascita dei modelli della modernità. Un ritorno alle “radici” della questione in Europa può dare un contributo per una maggiore comprensione dello scenario attuale di crisi oliticoeconomica, muovendo proprio da quel nodo “classico” delle tensioni tra il territorio (dello Stato) e lo spazio (tendenzialmente cosmopolita). Una riflessione che rievochi a memoria queste radici della crisi europea può aiutare ad affrontare problemi attuali ed anche a comprendere le difficoltà di crescita dello SLSG. Dopo il Trattato di Lisbona dell’Unione europea, l’analisi dell’evoluzione dello SLSG diviene particolarmente interessante perché, mentre le regole del mercato sono divenute patrimonio comune in tutti gli Stati membri, e prevedono il ruolo decisivo degli operatori economici, la nuova sfida verso la costruzione di uno spazio pubblico comune vedrà centrale la relazione tra ordinamenti giuridici nazionali ed europeo. La dinamica di uno “spazio” comune europeo garantisce una sorta di vincolo “repubblicano” rispetto alle politiche degli Stati nazionali, ulteriore garanzia che la sicurezza, intesa come “eccezione”, non divori i diritti di libertà. Unico nel suo genere, nell’arena globale, il modello europeo garantisce un doppio valore di garanzia costituzionale, fornendo alle Corti di giustizia un duplice livello d’intervento nella dialettica con gli ordinamenti nazionali. La forza del livello europeo sta, paradossalmente, nella sua “debolezza”, nel non possedere nel suo patrimonio costituzionale il principio di “eccezione”.

Nell’ambito dei negoziati per il Trattato di Amsterdam, durante gli anni 1995-96, emerse la volontà politica di rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione europea nel settore della giustizia e degli affari interni, che dall’entrata in vigore del Trattato di Maastricht fino a quel momento non aveva consentito sostanziali progressi. Le riforme del Trattato di Amsterdam mutavano il carattere dell’azione comune in questo campo, fino ad allora di tipo intergovernativo (e quindi sottoposto in ogni suo aspetto alle riserve pertinenti delle sovranità nazionali), trasformandolo in tipo comunitario (caratterizzato da un esercizio congiunto delle sovranità nazionali) – beninteso con numerosi requisiti d’unanimità e ampie deroghe per tre Stati membri dell’Unione. Il capitolo del nuovo Trattato che incorporava queste riforme fu intitolato “Spazio di libertà, sicurezza e giustizia”. Nei negoziati che l’autore di queste righe ha personalmente potuto seguire, non risultava che la ... continua

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