ISBN: 978-88-8492-936-5
Pagine: 308


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La violenza e il dolore degli altri

di CISP - Università di Pisa (Ed. 2008 Pagg. 308)  edito da Edizioni Plus - Universita' di Pisa

Il presente volume contiene una serie di saggi che analizzano la violenza attraverso il suo esito naturale, il dolore, che facilmente si legge esaminando gli altri da noi. Ne sono indagati meccanismi e presupposti, e presi in esame gli obiettivi della distruzione, quali i punti di debolezza della società civile, bambini, donne e persone che resistono, anche prendendo in esame il ruolo dei mezzi di informazione. Come consuetudine di lavoro, il tema non è affrontato in maniera sistematica ed esauriente, ma attraverso contributi di specialisti che conservano la responsabilità delle proprie affermazioni, e aiutano a comporre una visione del problema complessiva e approfondita, caratteristica del discorso interdisciplinare. Il volume è il terzo rapporto preparato per la divulgazione dei risultati dello studio di un’opportunità di pace prevista dalla legislazione italiana, la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta (DCNAN), una forma di difesa fondata sulla società civile. Pensata per aggiungersi innovativamente a quella militare, e indicata come finalità del Servizio Civile offerto ai giovani dalla Stato in aggiunta all’educazione scolastica, ad oggi la DCNAN non è completamente istituita, e richiede uno studio per la sua definizione operativa. Dopo l’esame dell’impiego della forza, caratteristica dei poteri dello stato, contenuto in Armi e intenzioni di guerra e Difendere, difendersi, precedenti volumi 8 e 13 di questa collana, l’Osservatorio è passato all’analisi della violenza, e cioè di quanto nega felicità e pace, le due massime aspirazioni dell’individuo e della società. Il fine perseguito è fondare strade per contrastarne il doloroso insorgere, discutendo contestualmente l’effettiva possibilità dei tentativi, e i loro riflessi sulla strada per la pace.

La guerra, le armi, la violenza politica e le molteplici manifestazioni della sofferenza causate dalla conflittualità distruttiva contengono significati simbolici impressionanti, alcuni dei quali sembrano legati da fili sotterranei a manifestazioni dell’esistenza in apparenza assolutamente estranee all’agire distruttivo1. Tra queste, la dimensione estetica e l’agire ludico possono produrre vere e proprie combinazioni paradossali con la distruttività umana, in sintonia peraltro con un dato che è stato anche recentemente sottolineato dalla ricerca storica sulla guerra, in particolare da Bourke2, che ha evidenziato come l’atto di uccidere in combattimento i propri simili possa «stimolare sensazioni di intenso piacere». Nonostante gli orrori e le sofferenze subite, nelle narrazioni dei combattenti in Vietnam raccolte da William Broyles, ex-marine e giornalista, criticamente analizzate dalla studiosa, emerge come la violenza della guerra combattuta venga paragonata dai suoi stessi protag... continua

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