ISBN: 978-88-6741-335-5
Pagine: 272


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Qualcosa è cambiato?

di Fabrizio Coticchia  edito da Pisa University Press

Le pressanti necessità di riforma della politica di difesa italiana, in un contesto di grave crisi economica, hanno sollevato l’attenzione del dibattito pubblico attorno al processo di trasformazione dello strumento militare. Proprio in funzione di capire quali direzioni potrebbe prendere l’Italia nel prossimo futuro, appare necessario analizzare in dettaglio il passato, osservando criticamente il controverso percorso di evoluzione avvenuto dal termine della Guerra Fredda. Lo scopo del libro è rispondere alle seguenti domande di ricerca: quali sono i tratti distintivi della politica di difesa italiana dell’epoca post-bipolare? Quali i fattori ricorrenti che hanno segnato i numerosi interventi militari oltre confine? Dopo aver esaminato la recente letteratura ed i principali documenti strategici nazionali, lo studio confronta le caratteristiche di un “modello nazionale di intervento” con la realtà operativa e politica che ha accompagnato le principali missioni militari intraprese dal 1990 al 2011 (Iraq-Kuwait, Somalia, Balcani, Afghanistan, Iraq, Libano e Libia). Attraverso fonti secondarie e primarie (documenti ufficiali, analisi del discorso), la ricerca arriva così a delineare in maniera sistematica le costanti con le quali l’Italia ha affrontato crisi regionali, conflitti intra-statali o emergenze umanitarie, fornendo al contempo il quadro più aggiornato del dibattito nazionale relativo alla politica di difesa.

La pace può essere stata un’invenzione più o meno moderna, ma essa è certamente una questione di gran lunga più complessa della guerra. (M. Howard) Nel 1986, in seguito ai bombardamenti aerei americani sulla Libia, il regime di Gheddafi lanciò per rappresaglia due missili contro l’isola di Lampedusa. Questa aggressione, i cui contorni non sono mai stati del tutto chiariti, contribuì a far scoppiare una grave crisi diplomatica tra i due paesi. L’Italia però non reagì militarmente all’attacco. Tale comportamento era perfettamente in linea con l’approccio nazionale adottato in materia di difesa e sicurezza, nel corso dei decenni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale, nei quali l’Italia si era sempre dimostrata riluttante ad impiegare le proprie forze armate all’estero. I dettami costituzionali, il contesto bipolare e le effettive capacità dello strumento militare non consentivano di andare oltre alla mera difesa dei confini nazionali da una possibile invasione delle trupp... continua

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