ISBN: 9788895177199
Pagine: 130


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La luna il cibo e i falò

di Giovanni Casalegno  edito da Il leone verde Edizioni

Cesare Pavese è diventato un’icona del turismo enogastronomico. Il suo nome, insieme a quello di Fenoglio, viene utilizzato come sostegno per molte presentazioni di quell'eden di cibi e di vini che sono diventate le Langhe. Citazioni tratte dalle sue opere le ritroviamo accostate a ristoranti, vini, tartufi, inserite in tante promozioni turistiche. In buona parte della sua opera c'è un forte radicamento verso quest'area piemontese, che si è manifestato attraverso pagine notissime con rappresentazioni di paesaggi, riti, persone, stagioni di un mondo rurale cosí com'era più di cinquant'anni fa. Pavese pur immerso in questo specifico microcosmo geografico e sociale appare a prima vista carente come narratore delle abitudini alimentari del mondo contadino. Il cibo fa capolino solo in modo occasionale. I suoi personaggi, soli o in compagnia, mangiano, certo, però è pressoché assente una loro precisa caratterizzazione gastronomica. Parrebbe quindi una contraddizione proporlo in questa collana. Ma non è cosí. Una attenta ricognizione delle sue pagine dimostra invece che la presenza del cibo ha un ruolo niente affatto marginale. I riferimenti ai singoli prodotti gastronomici nell'atto, privato e collettivo, del mangiare appartengono sia all'aspetto più realistico dell'opera pavesiana sia al suo sistema simbolico e metaforico. Attraverso una passeggiata su e giù per le sue colline troveremo riferimenti al cibo come specchio della miseria contadina o come occasione per celebrare le feste legate ai raccolti agricoli. Incontreremo pasti poveri fatti di polenta e minestra ma anche banchetti più ricchi con i piatti migliori e più elaborati, che ancora oggi rappresentano la più tipica tradizione. Ma troveremo anche riferimenti gastronomici in relazione a tipiche tematiche pavesiane, quali la solitudine, la morte, la fuga e il ritorno alle proprie radici. Giovanni Casalegno è originario di Moncucco (AT), dove vive. Insegnante di Lettere in un Istituto superiore di Castelnuovo Don Bosco, si è occupato di letteratura italiana (con studi che vanno da Aretino a Manzoni), di bibliografia e di lessicografia. In questo ambito ha pubblicato il Dizionario storico del lessico erotico italiano e il Dizionario letterario del lessico amoroso (con V. Boggione, 1996 e 2000), Scrostati gaggio! Dizionario storico dei linguaggi giovanili (con R. Ambrogio, 2004), Brutti, fessi e cattivi. Lessico della maldicenza italiana (con G. Goffi, 2005). Per leggereungusto.it cura la rubrica Poesie da bere

Cesare Pavese è diventato un’icona del turismo enogastronomico. I titoli di alcune sue opere sono utilizzati come denominazioni commerciali di vini (un barolo, un barbaresco, una barbera superiore, un moscato passito, un barolo chinato) e anche di ristoranti e agriturismi. Il suo nome, insieme a quello di Fenoglio, viene sempre richiamato nelle presentazioni di quell’eden di cibi e di vini che sono ora le Langhe. Citazioni tratte dalle sue opere le ritroviamo inserite nella pubblicità di ristoranti e vinerie, negli annunci di manifestazioni, in libri sui tartufi e all’interno di siti di promozione turistica. In buona parte della sua opera c’è un forte radicamento in quest’area piemontese, che si è manifestato attraverso pagine dove emergono rappresentazioni di paesaggi, riti, persone, stagioni di un mondo rurale così com’era nella prima metà del Novecento. Come è noto, il mondo contadino delle poesie di Lavorare stanca, prima, e dei romanzi e racconti, poi, non ci è stato restituito... continua

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