ISBN: 978-88-10-96037-0
Pagine: 304


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LA PIÙ BELLA AVVENTURA.

Sulla traccia del «Prodigo». Edizione critica a cura di Marta Margotti

di Primo Mazzolari  edito da EDB Edizioni Dehoniane Bologna

La pubblicazione de La più bella avventura (1934) è all'origine della prima condanna ricevuta da don Mazzolari da parte del Sant'Offizio, che decretò il ritiro dal volume dal commercio e l'assoluto divieto di rieditarlo. Le recensioni positive ricevute in area protestante, nonché dal sacerdote Ernesto Buonaiuti - scomunicato nel 1926 per modernismo - non contribuirono certamente ad alleggerire i sospetti del Vaticano nei confronti di un'opera che, commentando la parabola del figliol prodigo, non invitava soltanto all'amore incondizionato verso il prossimo, ma richiamava con forza la Chiesa ad aprirsi ai 'lontani', a tutti coloro che venivano troppo sbrigativamente considerati estranei, se non addirittura nemici, rispetto alla comunità cristiana. Nel fermo convincimento che «niente è fuori della paternità di Dio», don Primo immagina una Chiesa aperta all'umanità e impegnata a preoccuparsi della conversione propria, prima ancora che di quella del mondo, venendo di fatto a centrare col suo scritto il nodo del rapporto tra cattolicesimo e modernità. Sia per i contenuti che per le reazioni suscitate, l'opera costituisce quindi una tra le più esemplari testimonianze della temperie spirituale e culturale che il cattolicesimo italiano ha attraversato tra le due guerre mondiali. Con questo settimo volume, la Fondazione Don Primo Mazzolari e le EDB proseguono nell'edizione critica delle opere di Mazzolari. I criteri della revisione vengono di volta in volta illustrati dal curatore, nella nota introduttiva di apertura.

Un libro e una condanna La pubblicazione de La più bella avventura, nel marzo 1934, fece conoscere le riflessioni di don Primo Mazzolari anche fuori della cerchia ristretta sino ad allora toccata dalla predicazione del sacerdote cremonese e provocò, l’anno successivo, la prima condanna del Sant’Offizio nei suoi confronti. Il libro, stampato dall’editore bresciano Vittorio Gatti, proponeva un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, spunto per una meditazione sul cristianesimo che apparve immediatamente dissonante rispetto ai registri solitamente usati nella cultura cattolica italiana dell’epoca. Mazzolari, poco più che quarantenne, intendeva presentare il cammino verso la fede come un itinerario dall’andamento tortuoso e dagli esiti incerti, in cui la misericordia di Dio ribaltava i criteri di giudizio consueti: il padre era in grado di correre incontro al figlio minore, dissipatore dei beni della casa, perché aveva continuato ad amarlo sperando nel suo ritorno, ... continua

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