ISBN: 978-88-6741-244-0
Pagine: 144


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La giurisdizione dei diritti costituzionali tra potere pubblico e interesse legittimo

di Nicola Pignatelli  edito da Pisa University Press

Il volume affronta un ossimoro costituzionale, almeno apparente. Nella Costituzione sembra esservi una sorta di antinomia logica tra gli elementi essenziali e definitori di una Costituzione, ovvero tra la dimensione dei diritti (garantiti) e la dimensione dei poteri (separati), in altre parole tra il riconoscimento dei diritti e l’organizzazione dei poteri. Tale antinomia consiste nella tensione costante tra, da una parte, l’enunciazione linguistica, a forte rilevanza ermeneutica, dell’inviolabilità dei diritti dell’uomo, riconosciuta e garantita, la cui dimensione resistenziale introduce una complicazione concettuale rispetto al binomio interessi legittimi-diritti soggettivi, e, dall’altra, il sistema di giustizia amministrativa, che presuppone l’esistenza attribuita di un potere pubblico idoneo ad incidere e quindi fattualmente a violare i suddetti diritti inviolabili ed ancor prima la fonte di essi, ossia l’art. 2 Cost. ed analogamente le altre disposizioni recanti diritti resistenziali. La matrice ulteriore di alcuni diritti soggettivi, di rango costituzionale, ad intensa intangibilità assiologica, in quanto tali fondamentali, in senso descrittivo della forma di Stato, fa sorgere la problematica della compatibilità concettuale e più banalmente della coesistenza con il potere pubblico (esecutivo-amministrativo), innanzi al quale normalmente stanno gli interessi legittimi (che si oppongono ad esso o che pretendono da esso) e quindi conseguentemente del radicamento della giurisdizione, la quale si fonda sul discrimine segnato tra l’esistenza di quel potere e la sua inesistenza. In questa logica l’ossimoro strutturale tra diritti inviolabili e potere pubblico, è davvero un “amore difficile”, caratterizzato da una potenziale incomunicabilità ed incociliabilità. Il lavoro dell’Autore tenta così di ricomporre la scissione tra una dimensione statica della Costituzione, che afferma e riconosce l’inviolabilità di alcuni diritti, appartenenti alla identità della forma di Stato, e una dimensione dinamica, che costruendo la sindacabilità giurisidizionale del potere pubblico, presuppone che l’esercizio del medesimo da parte dell’Amministrazione competente possa di contro comprimere, compromettere e sacrificare (anche legittimamente) tali diritti, prospettando così un ripensamento dell’inviolabilità, una sua relativizzazione nella forma di Stato.

36 La giurisdizione dei diritti costituzionali tra potere pubblico e interesse legittimo dilatazione, una sorta di riespansione ma più semplicemente) manifesta la sua matrice costituzionale inviolabile, divenendo in via parametrica, a seguito dell’ordinanza di rimessione, un diritto costituzionale fondamentale, posto che il sollevamento della questione di costituzionalità su una norma sulla base della quale sia stato adottato il provvedimento amministrativo impugnato può spostare l’oggetto del processo dalla violazione di un interesse legittimo (nel giudizio a quo) alla violazione di un diritto inviolabile (nel giudizio costituzionale), sotto la cui copertura costituzionale è riconducibile. Pertanto l’ideologia dei diritti costituzionali ad oltranza, quelli spacciati come inaffievolibili, non fa altro che capovolgere irragionevolmente la formula sintetica di Lodovico Mortara, secondo cui “se c’è il potere, non c’è il diritto”, sostituendola con quella pericolosa ed anti-costituziona... continua

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