ISBN: 978-6741-094-1
Pagine: 346


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La giustizia del Vescovo

di Marco Cavarzere  edito da Pisa University Press

La storia della giustizia ha conquistato negli ultimi decenni un proprio spazio nel panorama storiografico europeo, mostrando come, fino al Settecento, l’amministrazione della giustizia fosse gestita da una pluralità di tribunali e di magistrature. In questo quadro la giustizia della Chiesa cattolica ha goduto solo di un’attenzione parziale, che si è concentrata soprattutto sulla vicenda dell’Inquisizione e sulla sua fondamentale opera di controllo delle coscienze. Tuttavia molto più ampie erano le prerogative dei tribunali ecclesiastici, che in età moderna avevano giurisdizione in tutta Italia: dalle corti vescovili a quelle metropolitane e ai tribunali delle Nunziature apostoliche fino alle congregazioni cardinalizie romane. Il presente volume ambisce a presentare un primo quadro generale della complessa rete della giustizia ecclesiastica, mostrandone i risvolti molteplici: da una parte, l’ambizione di imporre una disciplina cristiana attraverso la criminalizzazione dei peccati; dall’altra, la compenetrazione tra l’ideologia punitiva della Controriforma e gli ideali di giustizia delle comunità e degli Stati; dall’altra ancora, infine, gli intrecci, anche di natura politica, instaurati tra magistrature laiche ed ecclesiastiche in vista di un più ampio controllo sociale. Il tentativo è, in sostanza, quello di inserire la storia della giustizia ecclesiastica nel dibattito più ampio sulla giustizia di Antico Regime e di offrire una ricostruzione complessiva delle istituzioni giudiziarie della Chiesa a partire da due casi specifici, quello dei tribunali delle diocesi di Brugnato e Luni-Sarzana nella Liguria orientale. Un’ampia appendice documentaria presenta il repertorio dei processi criminali celebrati a Brugnato, rivelando la vastità delle competenze e la molteplicità di iniziative giudiziarie che potevano trarre origine da un piccolo tribunale periferico della Chiesa.

Fino a qualche decennio fa, molta parte della manualistica giuridica collocava alla fine del Medioevo un profondo cambiamento nella storia della giustizia europea: il pluralismo di fori, che aveva caratterizzato l’Età medievale, sarebbe allora scomparso e al suo posto si sarebbe affermato un nuovo ordine giuridico, retto dallo Stato, unico detentore del diritto e della sua amministrazione. La storia della giustizia si sarebbe dunque incanalata nell’alveo dei tribunali e delle leggi del principe, mettendo da parte altre forme antagoniste di diritto, destinate a rapido deperimento. Negli ultimi quarant’anni molti storici hanno ampiamente criticato e modificato un quadro tanto schematico dello sviluppo della giustizia: in particolare, gli studi sul­ l’Età medievale di Paolo Grossi e di Pietro Costa e quelli per l’epoca moderna di Manuel Hespanha e Bernardo Clavero hanno sostituito al feticcio di uno Stato onnipotente e unico produttore di diritto un insieme concorrente di giurisdizioni... continua

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