ISBN: 9788895177472
Pagine: 162


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I segreti della tavola di Montalbano

di Stefania Campo  edito da Il leone verde Edizioni

Un'indagine sull'universo gastronomico di Andrea Camilleri, espresso attraverso il suo illustre personaggio: il commissario Montalbano, goloso e continuamente affetto da un "pititto" smisurato. Ne viene fuori un'antologia gustosa come una tavolata ben imbandita, con rievocazioni di alimenti e pietanze tratte dai suoi ricordi dell'infanzia in Sicilia. Il cibo diventa protagonista trasversale di tutte le storie, e acquista una valenza affettiva molto forte, sinonimo di materializzazione dell'amore materno. Da qui si deduce l'importanza che questa passione ha per il commissario, così prepotente da prevaricare anche la passione amorosa. Per lui, il cibo è l'oggetto del desiderio, più importante degli altri piaceri e deve essere conquistato a tutti i costi; ma i segreti delle gustose pietanze sono custoditi da altri, la "cammarera" Adelina, Calogero, Enzo. Le ricette sono svelate in queste gustose pagine da assaporare in silenzio e solitudine, con animo lieto e mente sgombra, una per volta, come quando Montalbano si siede a degustare i suoi piatti preferiti. Stefania Campo, architetto, specializzata in fotografia e cinema digitale. Vive tra Ragusa e Milano dove affianca alla libera professione e all'insegnamento la passione per la sua terra. Studia e promuove con l'Associazione "Sicilia movietour" itinerari culturali ed enogastronomici ispirati alla letteratura e al cinema.

Nella letteratura in giallo il cibo non ha mai un ruolo marginale: esso è anzi un ingrediente fondamentale per generare nel lettore quel “pititto” che lo induce a divorare le pagine del romanzo, stuzzicato dalla curiosità di scoprire l’esito delle indagini, di sapere chi è l’assassino. Nei gialli di Camilleri il connubio fra cibo e intreccio è molto di più, basta un tocco di penna a uno scrittore come lui per suscitare nel lettore languori ed emozioni perdute, suggestioni e ricordi che si esprimono attraverso il sapore di una pietanza. Tra le righe dei suoi romanzi si percepisce una qualità volutamente “artigianale” del fare scrittura, che si serve di un linguaggio paragonabile a un buon pasto preparato oggi, ma alla maniera di una volta. “La lingua che uso nei miei libri non è la trascrizione del dialetto siciliano. È una reinvenzione del dialetto ed è il recupero di una certa quantità di parole contadine, che si sono perse nel tempo. Cataminarisi (muoversi), per esempio, non viene... continua

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