ISBN: 9788865800294
Pagine: 148


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La cucina medievale di Laura Mancinelli

di Giusi Audiberti  edito da Il leone verde Edizioni

È innegabile che tra Laura Mancinelli, il buon cibo e la perizia culinaria intercorrano ottimi rapporti. Non a caso la sua autobiografia Andante con tenerezza si apre proprio con una ricetta, quella delle “melanzane imbottite”, che erano “molto più buone” quando le preparava con le sue mani: esse rappresentano per la Mancinelli il passato, prima che la malattia la colpisse. Nelle sue opere il buon cibo è fonte di allegria, di serenità, di consolazione; può essere dono, legame, ricordo; è arte e cultura; ha stretti rapporti con la nostra naturalità biologica, con la nostra complessità sociale e con la nostra apertura mentale. E intorno al cibo ruota un piccolo e variegato universo fatto di persone, ambienti, oggetti, ingredienti, ricette, utensili: dal cuoco (o cuoca) ai paioli e alle padelle, dall'orto al forno, dalla dispensa allo spiedo, dai ceppi accesi nel camino alle stoviglie scintillanti sulla tavola imbandita. Il cibo è per la scrittrice uno dei piaceri genuini della vita: e poiché “la vita è tutto quello che abbiamo”, “nulla è più saggio… che cercarvi la gioia che vi si può trovare”. Giusi Audiberti è nata e vive a Torino. Ha insegnato Materie letterarie, coltivando sempre il suo amore per la scrittura e il suo interesse per la ricerca storica, in particolare per la storia del Piemonte fra Seicento e Ottocento. Ha pubblicato Colombina d’amore e le sue sorelle. Luoghi e memorie di donne in Piemonte (2004), Il fantasma del castello. Storia e leggende, curiosità e misteri nel Piemonte terra di castelli (2006), Il fiore del lino. Filippo San Martino d’Agliè fra storia e romanzo (2008). Suoi racconti sono inoltre apparsi nella raccolta (da lei curata) C’era una volta il Settecento (2009) e nell’antologia La terza donna (2011). Si occupa attivamente di volontariato culturale e ama i viaggi, il mare, Mozart e la cucina: due passioni, queste ultime, che condivide calorosamente con Laura Mancinelli.

in tavola (“… ecco che furon portati in tavola altri più grandi vassoi, altrettanto fumanti, ripieni a montagna di profumati guancialotti che in brodo erano stati bolliti e poi scolati e sparsi di burro fuso e polvere di cannella e cacio grattugiato”); infine il lettore può assistere al loro ghiotto consumo: “Vennero in tavola spargendo un grato odore che a tutti mosse le mani armate di lunghe forcine, e i guancialotti dai grandi vassoi passarono nei piccoli piatti d’argento che ognuno aveva innanzi e di lì negli stomaci vogliosi che il vino aspretto aveva eccitato. E come un vassoio veniva vuotato, subito era sostituito da un altro ricolmo…”. Dalla nostalgia gastronomica del duca Franchino emerge anche il desiderio di gustare ciccioli e guancialotti bevendo lambrusco: “La cosa più difficile fu avere il lambrusco, poiché tutta la terra che si stende ai piedi di quei monti produce vini prelibati assai più del lambrusco, ma non produce lambrusco”. Se ne trova infine “una gran botte in... continua

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