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LINA

di Teresa Filangieri  edito da Edizioni Il Grappolo

Teresa Filangieri è, certamente, una donna da ricordare e da riproporre alle generazioni presenti e future come esemplare rappresentante di quella nobiltà napoletana, tra le più autentiche e radicate in Italia e in Europa, che si prodigò con naturale eroismo quotidiano per il bene degli altri. Una monumentale Storia della carità napoletana, in quattro volumi, fu scritta e pubblicata dalla Filangieri nel 1879 e illumina di vera luce la storia di una città, che è stata spesso incompresa e fraintesa. Una città, nonostante tutto, dal grande cuore, disposta a condividere, insieme con l’allegria della vita, la malinconia della malattia, della sofferenza. Si impegnò, così, nella seconda metà dell’Ottocento, a favore dei malati, per la ciclica recrudescenza di quel colera, che affollerà e indignerà le pagine memorabili de Il ventre di Napoli di Matilde Serao. Durante l’impresa etiopica, come ricorda Antonio Corbisiero in un giusto articolo che la ripropone ad esempio luminoso di bontà e solidarietà, <<come dirigente della Croce Rossa napoletana, accolse e curò i reduci di Adua nella sua villa di Pozzuoli>>. Era nata a Napoli nel 1826, nel 1847 aveva sposato il duca Vincenzo Ravaschieri Fieschi, proprietario della monumentale villa che sorge nel territorio salernitano di Roccapiemonte. Il matrimonio di Teresa e del duca Vincenzo fu suggellato dalla nascita di Lina, che ebbe però una cattiva sorte, perché morì prima che potesse davvero godere della bellezza e bontà della vita, trasfusele dal nobile sangue dei suoi genitori, i quali a lei dedicarono in memoria, anche nel nome, una istituzione ospedaliera napoletana, sostenuta, tra gli altri, anche dai regnanti d’Italia, che si chiamerà poi Santo Bono e che ancora oggi è specializzata nella cura delle malattie infantili. La storia è raccontata dalla Filangieri in Come nacque il mio Ospedale, opera del 1903, anno anche della sua fine. E a Lina è dedicato questo scritto, che sua mamma Teresa vergò e pubblicò con l’amore e il trasporto che solo le mamme sanno sentire e, soprattutto, comunicare. È il diario di una vita breve, quella di Lina, cara agli dei e agli angeli per una malattia, che la portò via troppo presto, restituendola al Cielo. Teresa annota i momenti più significativi dell’esistenza di una fanciulla, bianca e azzurra, secondo i colori che più amava. Lina apparteneva all’alta aristocrazia napoletana: conosceva bene le lingue francese e inglese; leggeva soprattutto opere di carattere religioso, come L’imitazione di Cristo; scriveva in un diario le sue giornate; suonava. Tutto ciò, tuttavia, non le impediva, anzi la invogliava, a coltivare sentimenti sinceri di solidarietà verso i più poveri e bisognosi, secondo una democrazia dello spirito e, soprattutto, un sorriso di Dio, che la sua religione avvalorava, provocando persino qualche imprevista conversione. Sono i semplici miracoli che sa compiere il bene, quando è intensamente sentito e intimamente vissuto. Il sentimento sacro dell’umano, strettamente congiunto al divino, ella lo sentiva pulsare nelle sue vene ardenti di adolescente, impregnata di fede, di entusiasmo evangelico nei confronti delle persone a cui voleva più bene: l’amica del cuore, Maria, quasi una sorella per lei; Paolina Craven, grande amica di sua madre; l’istitutrice Luisa Deloney, costretta a rientrare nel suo Paese d’origine. Donna d’amore, Lina, che ebbe modo di esaltare, soprattutto negli ultimi tempi della malattia, verso Mammà e Papà, al quale dava del “lei”, ma che sentì di dover ricompensare, alla fine, dell’amore, che non aveva potuto sempre dimostrargli, con gesti e parole di forte trasporto emotivo. Un’anima angelica, che Teresa Filangieri intende additare <<Alle carissime alunne dei Reali Educatorii di Napoli>> come esempio di purezza e di bontà, che avvince il lettore e lo commuove, lasciandogli dentro il rimpianto di una vita, che avrebbe meritato di espandersi per regalare agli altri il suo profumo di candore e di infinito.

plici miracoli che sa compiere il bene, quando è intensamente sentito e intimamente vissuto. Il sentimento sacro dell’umano, strettamente congiunto al divino, ella lo sentiva pulsare nelle sue vene ardenti di adolescente, impregnata di fede, di entusiasmo evangelico nei confronti delle persone a cui voleva più bene: l’amica del cuore, Maria, quasi una sorella per lei; Paolina Craven, grande amica di sua madre; l’istitutrice Luisa Deloney, costretta a rientrare nel suo Paese d’origine. Donna d’amore, Lina, che ebbe modo di esaltare, soprattutto negli ultimi tempi della malattia, verso Mammà e Papà, al quale dava del “lei”, ma che sentì di dover ricompensare, alla fine, dell’amore, che non aveva potuto sempre dimostrargli, con gesti e parole di forte trasporto emotivo. Un’anima angelica, che Teresa Filangieri intende additare <<Alle carissime alunne dei Reali Educatorii di Napoli>> come esempio di purezza e di bontà, che avvince il lettore e lo commuove, lasciandogli dentro il rimpian... continua

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